Contrada di Gracciano


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Pasqui


LA CONTRADA DI GRACCIANO E IL SUO TERRITORIO


di Duccio Pasqui

(tratto da "La Rivincita" - numero unico in occasione della vittoria del Bravìo del 5 settembre 1999 - Contrada di Gracciano)


DAL VILLAGGIO ALLA CITTA'

La Contrada di Gracciano occupa tutta la parte bassa del centro storico di Montepulciano e la ripida pendice che conduce in alt, articolata intorno alla faticosa salita detta "di Piazza" (delle Erbe, per la precisione). E' un pianoro, a parte questa erta, che scivola dolcemente verso valle, arrestandosi a Sant'Agnese subito fuori le mura, dove si spalanca la valletta profondamente incisa attualmente superata dal ponte conosciuto come "Ponti Secchi". Il suo distacco dalla parte più alta e più antica di Montepulciano è sottolineato dalla Porta (nota dai documenti come Porta della Cavina) ancora esistente in cima alla salita di Piazza: un arco semplice, ma armonioso e ben costruito, che fa capire come ai tempi della sua costruzione fosse uno degli accessi più importanti della cittadina, degna precorritrice della monumentale Porta al Prato, o di Gracciano, attribuita ad Antonio da Sangallo il Vecchio, che oggi tutti ammiriamo. Secondo la ricostruzione di Calabresi, da me condivisa, nel territorio della Contrada si trovava almeno fino alla prima metà del Duecento un borgo, conosciuto già come Gracciano: il nome viene forse dalla presenza di abitanti del villaggio di Gracciano tuttora esistente, o forse derivante da proprietà di una famiglia romana (Gracci o Gracchi). L'antichità del borgo è testimoniata, più che dalle architetture, dalla presenza della chiesetta di Santa Mustiola di Chiusi, eretta presumibilmente da un gruppo consistente di Chiusini trasferitisi lì da tempo immemorabile (forse già dall'alto Medioevo). Il borgo si trovava fuori della seconda cerchia di mura della città, come testimonia appunto la porta di cui parlavamo prima, e la generale osservazione della pianta del territorio: consisteva comunque certo di un insieme di case di una certa importanza, primo perché situato lungo la direttrice per Cortona, Arezzo e Perugia, e poi perché era nell'unica parte fuori delle mura abbastanza estesa da consentire uno sviluppo apprezzabile: inoltre è pensabile che avesse qualche forma di fortificazione, sia per autodifesa che come avamposto per la protezione della retrostante Montepulciano. Fatto sta che dopo l'edificazione dell'ultima cerchia di mura, quella ancor oggi esistente, il sobborgo fu inglobato definitivamente nella città, secondo un'evoluzione urbanistica tipica dei centri tardomedievali. Risale forse a quest'epoca la fusione delle cinque contrade di Gracciano, Ciliano, Le Rughe, Collefrancoli e Borgo Buio in una sola, almeno dal punto di vista amministrativo.


CILIANO

La contradina di Ciliano occupa oggi (e non c'è motivo di pensare che allora fosse diversamente) la parte più bassa del territorio. Il Calabresi riporta una notizia secondo cui prenderebbe nome da un castello tra Montepulciano e Torrita, distrutto nel 1250 o '51 dai Poliziani, e i cui abitanti quindi avrebbero potuto essere qui trasferiti; ma non è da escludere la solita origine da un nome gentilizio romano. In epoca successiva vi si trova un pozzo, di vitale importanza sia per la città che per l'economia della Contrada di Gracciano, come vedremo in seguito. Le case sono qui molto modeste e prive di caratteri uniformi: si estendono lungo le viuzze senza sviluppo in altezza e danno l'aria di essere state costruite per la parte più povera della popolazione. Ma in questa contrada si trovava quello che costituiva la fonte di reddito più importante di Gracciano, e cioè un pozzo (presumibilmente un pozzo vero, non una cisterna) che in una cittadina in collina, afflitta da cronica mancanza d'acqua, veniva appaltato a cifre più che appetibili, a seguito di asta pubblica. Il pozzo (riportato da Warren in una pianta del '700 come "cisterna d'acqua") sembra essere stato nella parte più bassa della zona, vicino alle mura.


LE RUGHE

Il termine "ruga" indica in italiano antico una strada all'interno di un abitato (si usa ancora a Venezia). Si può pensare quindi che la contradina poliziana che ha questo nome fosse ben caratterizzata come piccolo centro fin dalla sua origine. Le sue case hanno una caratteristica interessante, presentano infatti tutte lo stesso schema costruttivo: una bottega dabbasso, fiancheggiata da una scala interna di accesso al piano superiore composto in genere da due stanze. Oggi la maggior parte delle botteghe è stata trasformata in garage, e alcune case sono state sopraelevate, ma questa antica pianificazione urbanistica è ancora perfettamente leggibile: presumibilmente si trattava di un vero e proprio "quartiere artigiano", pensato fin dall'inizio come tale. Il suo territorio costituiva una parrocchia, poi confluita nell'800 in quella di S.Agostino, e la sede era l'antica chiesa di Santa Mustiola, poi demolita, di fronte alla chiesa di S.Agostino.


BORGO BUIO E COLLEFRANCOLE

Dato il carattere di quest'articolo non si può approfondire tanto l'argomento: si ricorda solo che la contradina di Borgo Buio (dal significato evidente) si trovava dove ora è l'omonima via, forse anch'essa nata da un piccolo sobborgo, e Collefrancole era nel poggetto dove sorgono la chiesa di S.Bernardo e le case vicine: anche ora in effetti se si oltrepassa la breve salita che porta nella piazzetta di fronte alla chiesa sembra quasi di entrare in un paesino a sé stante. Secondo il Calabresi la chiesa di S.Bernardo "di Collefrancole" porta memoria del trasferimento "in città", forse forzato, dagli abitanti di questo borghetto situato pare nella località di campagna oggi nota come Valle Cupa. Anch'essa era parrocchia.


GRACCIANO

La contrada di Gracciano vera e propria è quella che si stende lungo la via principale, il Corso. Qui il panorama architettonico si fa monumentale fin dall'origine. Alcune case ancora fanno vedere l'antica struttura tardo medioevale: belle strutture di mattoni o pietra a più piani (in genere almeno tre) anch'esse spesso con una grande bottega dabbasso e la porta di accesso alla scala per i piani superiori di fianco, ma di ben altra dimensione rispetto alle casette delle Rughe; qua e là ancora si vedono semplici ma raffinate decorazioni in laterizio. La maggior parte di queste case è poi "confluita" nei grandi palazzi cinque-seicenteschi, dei quali non parleremo perché sono troppi e troppo noti; quello che invece si vuol notare è che i rifacimenti di prestigio portano purtroppo alla scomparsa della maggior parte delle botteghe, sintomo questo di una perdita di vivacità economica seppur ben mascherata dalla sontuosità delle architetture. In cima alla salita di Piazza si trovava il grande Ospedale di Santa Maria della Cavina (altra chiesa, il cui portale si può ammirare oggi come portale dell'Oratorio di San Giovanni al Poggiolo in Piazza Santa Lucia), il maggiore della città e poi l'unico, rimasto in funzione fino alla costruzione dell'attuale alla fine dell'800.


UN PO' D'ECONOMIA

Ma queste contrade di che campavano? L'argomento è tutto da studiare: per Gracciano per fortuna abbiamo nell'Archivio Storico Comunale alcuni registri di memorie e d'amministrazione, del XVII secolo, che forniscono alcune indicazioni: primo, l'organizzazione della contrada, attraverso un complesso e frequente meccanismo di elezioni, coinvolgeva gran parte della popolazione; secondo, c'era un certo grado di cultura in chi reggeva l'amministrazione; e terzo, le entrate più importanti erano i proventi dell'appalto del pozzo, e le uscite le riparazioni e la manutenzione ordinaria delle Chiese della contrada (soprattutto San Bernardo e Santa Mustiola) e del culto; chiese che peraltro erano le sedi della contrada stessa, dove i reggitori si riunivano abitualmente per le loro decisioni. Non abbiamo ancora fatto un raffronto con i valori attuali della moneta, ma le entrate non erano certo disprezzabili, perché le uscite sono frequenti e cospicue.


CONCLUSIONE

Dai documenti la vita di contrada appare variegata e interessante: strumento di efficace e sostanziale decentramento amministrativo, sembra un modo abbastanza "democratico" (certo, da verificare) per la gestione attiva di una parte del territorio e per la sua manutenzione: è senz'altro grazie all'attività di queste contrade se le nostre città ci sono giunte in fondo integre e ben conservate. Non sarebbe male ricordarsene quando si parla di decentramento amministrativo, e prendere spunto dalla loro organizzazione e reale autonomia per la realizzazione di analoghi modi moderni di partecipazione dei cittadini alla vita pubblica: la popolazione di allora, oltretutto, sembra dai documenti essere stata (o aver voluto apparire) molto responsabile anche nella gestione delle entrate e delle uscite.



Duccio Pasqui




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